La storia di Thomas Andrews, progettista del Titanic che morì nel viaggio inaugurale

Quando si pensa al Titanic colleghiamo istantaneamente (il film) la tragedia del 15 aprile 1912 dove morirono 1.500 persone. Oggi invece vi raccontiamo la storia di un singolo, l’architetto navale Thomas Andrews.

Thomas Andrews è nato in Irlanda il 7 febbraio 1873. A sedici anni cominciò a lavorare come falegname presso la ditta di costruttori navali Harland e Wolff, e dopo 5 anni riuscì a passare al reparto del progetti navali. Nel 1901 era direttore dei lavori di costruzione delle navi e nel 1907 fu nominato amministratore delegato e capo del reparto di architettura.

Proprio nel 1907 cominciarono i lavori per la realizzazione di due nuovi transatlantici per la White Star Line: l’Olympic e il gemello Titanic. Andrews coordinava e supervisionava la costruzione, come aveva già fatto per altre navi. Secondo alcuni voci non confermate per il Titanic l’uomo aveva richiesto 46 scialuppe di salvataggio: sembra che per problemi di costi le sue idee vennero respinte. Quindi nessun doppio scafo e solo 20 scialuppe.

Quando il Titanic fu pronto, Andrews riunì un gruppo di suoi lavoratori per il viaggio inaugurale: era ormai una consuetudine partire insieme per osservare i difetti della nave, correggerli e migliorare il tutto. E così il 10 aprile 1912 salirono sul Titanic, da Southampton in direzione New York. A bordo della nave si trovavano 2.200 passeggeri e 898 membri dell’equipaggio.

Durante la traversata Thomas Andrews esaminò attentamente la nave e annotò su un quaderno quello che voleva perfezionare. Finché, alle 23:40 del 14 aprile il Titanic colpì un iceberg. Il comandante Edward Smith chiamò Andrews per chiedere un consiglio e il progettista dichiarò senza mezzi termini che non c’era nessuna soluzione e che la nave sarebbe affondata. A quel punto ordinò ai passeggeri di salire sul ponte superiore e di procurarsi un salvagente. Aiutò molte persone a imbarcarsi sulle scialuppe ma sapeva che non sarebbero state sufficienti per tutti.

Andrews decise di non salvarsi, si ritirò nella sala fumatori della prima classe e proprio lì fu visto per l’ultima volta da un cameriere. Fissava come inebetito il quadro Il porto di Plymouth di Norman Wilkinson. Aveva appena consegnato i suoi appunti per migliorare la nave ad un amico e assistente che si salvò dalla tragedia: quelle annotazioni vennero usate per costruire il MHS Britannic, secondo gemello del Titanic. Il corpo di Thomas Andrews non fu mai recuperato.

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